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DURANTE IL SERVIZIO MILITARE

Il Blog di Massimiliano Collu
Pubblicato da in Situazioni umane ·
Tags: #trovatosulweb#web#guerra
DURANTE IL SERVIZIO MILITARE PER PUNIRLO I SUPERIORI LO MANDARONO A STERRARE A MANI NUDE E SENZA PROTEZIONI I BOSSOLI SULLA SPIAGGIA DI CAPO TEULADA, CINQUE ANNI DOPO FRANCESCO PIRAS MORIVA PER UNA FORMA AGGRESSIVA DI CANCRO.
Francesco Piras aveva ventitré anni quando, nell’agosto del 2007, morì per una forma di tumore particolarmente aggressiva. A soli tre mesi dalla diagnosi questo ragazzone sardo con la passione delle immersioni non c’era più, nonostante gli sforzi della famiglia per trovare una cura a quella terribile patologia.
Ma il male era imbattibile, così gli avevano detto tutti gli ospedali nazionali ed internazionali che aveva consultato. Pacreas, polmoni, fegato e metastasi sparse in tutto il corpo. Un’aggressività incredibile, tanto che ogni medico aveva chiesto se il ragazzo fosse stato contaminato da radiazioni o altri agenti particolarmente nocivi.
E la famiglia rispondeva "no". Francesco era un agente della Polfer, lavorava negli aeroporti, e per il resto svolgeva la vita normale di un ragazzo della sua età. Insomma una patologia strana, un destino infausto.
E invece no, perché il fato con la morte di Francesco non c’entra.
Alcuni anni prima, dopo aver frequentato l’alberghiero e un collegio della polizia di stato, Francesco viene richiamato per la leva. Lo mandano a Capo Teulada, dove entra a lavorare nelle cucine. Qui trova un ambiente malsano, con delle fogne attaccate alla mensa da cui spesso fuoriescono ratti che possono contaminare il cibo dei soldati. Piras non ci sta; in mezzo alle divise c’è cresciuto, e non ha alcun timore di denunciare tutto. Così si rivolge ai superiori che però nicchiano, e allora rivolgendosi al comandante minaccia di chiamare i Nas se non si fossero presi subito provvedimenti.
L’avvertimento funziona; presto la mensa viene chiusa in attesa delle dovute bonifiche.
Ma per punire Francesco che ha alzato la testa lo mandano a sterrare a mani nude i bossoli sulla spiaggia delle esercitazioni.
Scoperta la vicenda, Giancarlo Piras manda i vetrini del figlio alla dottoressa Gatti, fisica esperta sullo studio delle nano particelle, che scopre micropolveri, metalli e diversi elementi tossici nella biopsia epatica.
A quel punto la famiglia Piras intenta un processo contro lo Stato italiano, che è ancora in corso. Ma quello di Francesco non è un caso isolato. Nel 2001 la famiglia di Lorenzo Michelini, morto nel 1977 di leucemia, aveva vinto una causa simile, con una sentenza che stabiliva la diretta connessione tra il servizio militare del ragazzo in Sardegna e la sua malattia. Sì perché sull’isola ci sono numerose basi, in cui l’esercito italiano e gli eserciti alleati realizzano l’80% dell’attività di Poligono. Tradotto: fanno esplodere l'80% delle bombe sul suolo italiano, che secondo numerosi studi e secondo un’apposita commissione d’inchiesta parlamentare sarebbero responsabili di picchi di patologie tra coloro che lavorano nelle basi o vivono nelle vicinanze.
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